Se togliessimo tutto ciò che la società ci ha insegnato ad essere, cosa rimarrebbe di noi?
Presociale indica uno stato ipotetico di spoliazione dell'individuo da tutto ciò che ha imparato a essere.
Siamo costruiti attraverso norme, aspettative e convenzioni che assimiliamo fino a non percepirle più come qualcosa di esterno. La performance diventa identità. Ciò che mostriamo, produciamo e rappresentiamo finisce per coincidere con ciò che crediamo di essere.
Lo stato presociale immagina la possibilità di sottrarre tutto questo. Potrebbe sembrare una liberazione, eppure è proprio questa possibilità a generare paura. Privati delle coordinate attraverso cui abbiamo imparato a riconoscerci, ci ritroveremmo in un territorio sconosciuto, spenti, inermi, incerti su cosa fare e su chi siamo realmente.
Il corpo nudo abita così un mondo apparentemente naturale, ma impossibile. La vegetazione, i colori innaturali e gli elementi che richiamano la nascita costruiscono uno spazio sospeso, estraneo alle coordinate della realtà conosciuta.
Presociale diventa una nuova nascita, non il ritorno a una condizione originaria, ma l'incontro con qualcosa di noi che non abbiamo mai conosciuto.
Desideriamo liberarci dalle strutture che ci determinano, ma abbiamo paura di esistere senza di esse. E questa libertà può diventare persino più straziante della condizione dalla quale volevamo fuggire.